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Certificates: cosa sono, rischi e opportunità

I certificates sono strumenti finanziari moderni molto particolari, per alcuni versi simili ai CFD e alle opzioni. Sono titoli derivati, quindi seguono un sottostante (o un insieme di sottostanti) piuttosto che consentirne l’investimento diretto. In Italia sono emessi principalmente dai grandi istituti bancari e sim come BNP Paribas, Unicredit, IntesaSanPaolo, Exane, DBank, i quali propongono prodotti ben differenziati tra di loro.

Ecco cosa sono nello specifico i certificates, le opportunità e i rischi connessi a questi strumenti.

certificates

Certificates: cosa sono

Queste le caratteristiche principali di alcune delle tipologie dei certificates.

  • Sono strumenti finanziari derivati.
  • Si rapportano a uno o più sottostanti. Tra questi figurano le azioni italiane, europee, statunitensi e asiatiche; numerosi indici; materie prime come petrolio e gas naturale; metalli preziosi; prodotti agricoli e i relativi features.
  • Sono soggetti a gestione passiva. A differenza dei fondi, i certificate si limitano a seguire l’andamento dei sottostanti e non prevedono attività di gestione attiva.
  • Sono negoziati all’interno SeDeX. Per esteso mercato telematico dei Securitised Derivates, è il contesto nel quale vengono scambiati anche i covered warrant. Il funzionamento è simile a quello della MTA, sebbene le negoziazione avvengano solo in modalità continua.
  • La liquidità è garantita. Le banche che emettono i certificate fungono da market maker.
  • Possono avere misure di protezione che li rendono meno rischiosi del relativo sottostante.

Nello specifico, in base alle garanzie di protezione del capitale, si distinguono tre macro-categorie di certificates.

  • A capitale garantito al 100%. Il rischio è inferiore a quello che si affronterebbe in caso di investimento diretto. Chi sottoscrive certificate di questo tipo riceve alla scadenza una cifra pari o superiore al 100% del capitale investito.
  • A capitale parzialmente protetto. Le garanzie sono vincolate al raggiungimento di una “barriera”, al di sopra della quale il sottoscrittore riceve come minimo il 100% del capitale investito.
  • A capitale non protetto. Il sottoscrittore non ha alcuna garanzia e non esiste nemmeno una barriera di riferimento. Questa tipologia ha però il pregio di essere mediamente più redditizia.

Vi è infine una quarta categoria: i certificates a leva. In questo caso viene applicata una leva, generalmente fissa. Noti anche come “turbo” certificate (è questa per esempio la denominazione di BNL) consentono un guadagno immediato sia sui rialzi che sui ribassi. Sono quindi strumenti molto reattivi.

Certificates: vantaggi e svantaggi

Il vantaggio più grande dei certificate risiede nella loro redditività potenziale. Consentono infatti guadagni più alti rispetto al sottostante di riferimento. Rappresentano, quindi, una versione leggermente potenziata degli ETF. Un altro pregio è che, rispetto a questi ultimi, si prestano a investimenti minori, in quanto hanno un entry level molto più basso. Possono essere dunque considerati dai piccoli e medi risparmiatori come gli strumenti di diversificazione più adatti alle loro esigenze. Da lodare, infine, l’eterogeneità dei prodotti. I certificate sono “scalabili” sia per ciò che concerne il rischio che i prodotti, pertanto si adattano a tutti i profili di investimento.

Le cedole dei certificates

Le cedole dei certificates sono considerate plusvalenze imponibili al 26% e compensabili con le minusvalenze (ovvero perdite) pregresse (ad esempio dalla vendita di azioni in perdita). Quindi c’è un vantaggio fiscale rispetto ai dividendi o agli interessi e rendite incassate con altri strumenti.

Svantaggi

Uno svantaggio è la presenza del rischio emittente, oltre che a un affidabilità generalmente minore rispetto ad alcuni fondi. Come abbiamo visto, però, alcune forme particolari (“a capitale garantito”) annullano questo svantaggio.

Un altro svantaggio è la scarsa liquidità di alcuni certificates che spesso rendono impossibile sia l’acquisto che la vendita. I market maker spesso lavorano a rilento.

Nel nostro portafoglio li utilizziamo e affianchiamo al trading su azioni, etf e forex.

Certificates vs opzioni

Studiando i certificates si scoprono numerose similitudini con le opzioni. Il trader compra uno strumento che a scadenza “promette” un certo rendimento a secondo del prezzo finale. Ecco alcune considerazioni:

  • Capitali necessari per investire: si tratta di strumenti speculativi e complessi ma per i certificates è necessario un capitale superiore a quello per il trading in opzioni binarie
  • Rischio: con le opzioni si rischia tutto il capitale investito (o anche oltre); con i certificates il rischio è legato all’andamento del titolo e in caso di forti crolli si può perdere tra il 50 e l’80% del capitale; quindi il rischio è leggermente minore ma in ogni caso si rischiano i soldi investiti
  • Rendimenti: con le opzioni si sa già quanto puoi guadagnare (in caso di opzioni allo scoperto) oppure puoi ottenere un rendimento proporzionale al trend. Con alcuni certificates (tipo i top bonus) puoi sapere il rendimento finale e con altri (tipo gli Athena) puoi sapere il rendimento massimo (ad esempio 4 volte il rendimento del sottostante nello stesso periodo); In alcuni casi non è possibile comprendere il rendimento di un certificates perchè è esposto al movimento del sottostante.
  • Tempo medio di capitale investito: i certificates sono strumenti finanziari nati per investire nel breve / medio periodo (solitamente tra 6 e 24 mesi); il trader di opzioni sono interessati a investire nel brevissimo.
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